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Venezia

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porta d’accesso dei tappeti persiani in Europa

Relazioni commerciali con l’Impero Safavide

 

La Repubblica di Venezia coltivò fin dal XV secolo alleanze strategiche con la Persia safavide come contrappeso all’espansione ottomana. Grazie a missioni diplomatiche e accordi commerciali, Venezia divenne il principale importatore di tappeti persiani, oltre che di spezie e tessuti pregiati. Questo legame si tradusse in un flusso continuo di merci orientali: «grazie al commercio, grandi quantità di oggetti, manoscritti, tessuti e tappeti persiani attraversarono Venezia o qui rimasero». Del resto, la cultura materiale veneziana assimilò in quel periodo molte tecniche persiane, e la moda dei tappeti safavidi divenne tale che questi tessuti «divennero un simbolo di prestigio nelle dimore patrizie veneziane». In mostra e nelle residenze dei ricchi mercanti veneti non mancavano preziosi tappeti di seta, spesso omaggio dei sovrani safavidi. Per il governo veneziano tali scambi erano anche un mezzo di diplomazia culturale: i Dogi ricevevano in dono sontuosi tappeti dalla corte persiana, destinati alla basilica di San Marco o alle cerimonie di Stato.

Importazione e mercato a Venezia

 

I tappeti persiani arrivavano via terra e via mare in Italia occidentale, spesso passando per porti amici (ad esempio Alessandria o il Mar Rosso) o tramite intermediari armeni e greci. A Venezia numerosi mercanti si specializzarono nell’importazione di queste stoffe: i magazzini del Fondaco dei Persiani, sul Canal Grande, erano il cuore di questo commercio. Chi acquistava tappeti safavidi? Erano soprattutto le élite: nobili famiglie veneziane e patrizioli arricchivano i loro salotti con tappeti orientali, usati come preziosi copritavola o tappeti da pavimento di lusso. I dogi stessi e lo Stato ne facevano largo uso. Shah Abbas il Grande inviò al doge e alla basilica di San Marco tappeti di seta e filo d’argento di grande valore, che venivano drappeggiati dinanzi all’altare maggiore durante le festività sacre o utilizzati come copriletti cerimoniali. La stessa fonte ricorda che quei tappeti erano messi a terra o sotto il feretro del doge nei cortei funebri. Non sorprende dunque che San Marco custodisca ancora oggi alcuni di questi manufatti: antichi tappeti persiani usati un tempo per onorare il patrono di Venezia.

Tappeti persiani nei dipinti rinascimentali

 

La presenza reale dei tappeti orientali a Venezia lasciò un segno anche nell’arte. I pittori del Rinascimento veneziano li raffigurarono come elemento di lusso e sacralità. Lorenzo Lotto, ad esempio, dipinse nel 1547 un Ritratto di famiglia (Giovanni della Volta con moglie e figli) in cui «una bambina è seduta su un tavolo coperto da un prezioso tappeto ». Quel tappeto – con arabeschi gialli su fondo rosso e bordi con segni cufici – ricompare in varie altre opere dello stesso Lotto. Vittore Carpaccio, invece, immortalò i tappeti persiani come decorazioni cerimoniali: ne vediamo esemplari appesi alle balaustre delle imbarcazioni nell’Imbarco di Sant’Orsola a Venezia (1507). Anche altre grandi pale d’altare veneziane mostrano tappeti orientali usati come copritavola sacri o adornanti i gradini dell’altare, segno di prezioso ornamento nei luoghi di culto.

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